16 giugno 2017

Le tensioni Trump - Merkel e il futuro dell'UE

Si è svolta nella cornice dell’Accademia Aeronautica militare di Pozzuoli il consueto appuntamento trimestrale di geopolitica del prof. Lucio Caracciolo, Direttore di Limes.

Il titolo dell’incontro: “le tensioni Trump-Merkel e il futuro dell’UE” riassume efficacemente il perno intorno a cui ruota tutta la presentazione.

Per utilizzare la metafora del Direttore stesso: per noi europei gli USA, dal dopo guerra in poi, rappresentano una “mamma” che ci ha protetti, mentre la Germania -negli ultimi anni in particolare- somiglia ad un “papà” severo che vorrebbe imporre “compiti a casa” a noi alunni recalcitranti.

Dall’elezione di Trump alla Casa Bianca, le tensioni, iniziate già prima, si sono acuite e manifestate in alcuni “strappi” come il rifiuto del neo Presidente stesso di stringere la mano alla Merkel in visita in America o la sua battuta: “Germans are bad, very bad”.

La Merkel stessa, pur così controllata, si è lasciata sfuggire una frase significativa come “d’ora in poi dovremo occuparci noi dei nostri problemi”, con esplicito riferimento alle questioni UE-USA.

Quello che non tutti hanno compreso è che si tratta di uno scontro non di personalità (le tensioni, anche se meno evidenti, erano già presenti durante il mandato di Obama) ma di natura più ampia, geopolitica appunto.

Il precetto fondamentale di un impero come quello degli Stati Uniti è che non debba esistere un Paese che possa sfidarne la potenza, ad un livello paritario, pena far scendere in campo le armi.

La Germania viene vista con particolare sospetto dagli americani per due motivi principali:

  • Gli USA sono il Paese più indebitato al mondo

  • La Germania è, all’opposto, il Paese con il maggior surplus commerciale al mondo (8,2% del PIL)

Il punto che infastidisce gli USA è la penetrazione del proprio mercato da parte tedesca e al contempo la protezione Nato “gratuita” di cui gode. Oltre questo, soprattutto la Germania sta costruendo ex-facto la sua Europa (un’Europa germano-centrica) abbandonando il legame storico con gli USA.

L’incubo geopolitico americano è soprattutto poi, in particolare, il possibile sodalizio della Geuropa in gestazione con Cina e Russia.

Un segnale in questo senso è il collegamento energetico verso Est da parte tedesca.

Le “rappresaglie” USA

  • L’ingiunzione della “fair share” - il 2% del PIL per la spesa militare (Trump ha detto alla Merkel che i tedeschi “devono” 300 miliardi agli USA dalla seconda guerra mondiale, su questo fronte).

  • L’imposizione di dazi (il 35% -in particolare per colpire alcune grandi aziende automobilistiche tedesche in USA).

La campagna di Trump si è incentrata molto sul concetto chiave per cui gli USA pagano troppo per gli altri, devono recuperare ricchezza dispersa e hanno competitori commerciali sleali. I toni molto mercantilistici di Trump sono collegati anche al voler essere rieletto e al mantenersi coerente con questi proclami elettorali.

  • L’utilizzo dell’appoggio strategico di Polonia e Romania che hanno una funzione, per gli USA, anti russa e anti tedesca.

Le radici tedesche di Trump e il legame con l’America

La politica USA e lo stesso Presidente in carica, hanno un legame storico con la Germania molto più forte di quello che viene percepito in Europa (la maggior componente etnica negli Stati Uniti, più di quella anglosassone, è proprio quella germanica). L’intelligence tedesca ha avuto controlli e infiltrazioni USA a più riprese e questo ha reso più tesi i rapporti tra le due potenze.

Se salta l’Euro?

L’Euro è nato in conseguenza della riunificazione delle due Germanie, come “prova di fedeltà” all’Europa: la Germania è riuscita abilmente a sfruttare la situazione a suo vantaggio, portando il suo surplus commerciale a cifre formidabili e ad aumento esponenziale, esportando deflazione nell’Euro-zona.

Potrebbe in caso di crisi nascere il “Neuro” Europeo?

Una moneta che corrisponderebbe all’euro-nucleo sotto l’influenza tedesca è possibile? Con l’elezione di Macron, questa è diventata un’eventualità più concreta.

La Germania ragiona per “nuclei” su tutto: sia sul piano politico che economico, ma anche militare.

Da poco la Germania ha iniziato a re-investire nelle proprie forze armate, avendo preso atto di non poter sopportare a lungo un’esposizione politico-economica tale, con un esercito nelle deplorevoli condizioni attuali.

L’investimento è fatto sul modello dell’armata “àncora”, con satelliti circoncentrici: i due terzi dell’esercito olandese, ad esempio, è sotto controllo tedesco, forte l’influenza germanica anche su Repubblica Ceca e Romania.

 

La Geuropa divide l’Italia?

L’Italia ha una dimensione strategica per gli USA, economico-politica per la Germania (il peso dell’Italia sulla moneta europea è sistemico e se saltasse farebbe crollare tutto con conseguenze a livello mondiale).

Il corridoio del Brennero che corrisponde all’incirca all’antica linea gotica, è poi parte integrante del “limes” germanico anche a livello geografico. La zona meridionale dell’Italia è invece più lontana dall’influenza del mondo tedesco.

L’altro progetto chiave sul piatto è quello delle “nuove vie della Seta”, che comprende 65 Paesi, con infrastrutture terrestri e marittime, con sbocco naturale nel Mediterraneo. La Cina ha provato ad avere un “attracco” in Italia a più riprese (Taranto, Gioia Tauro e Napoli) ma non è stato mai raggiunto alcun accordo. Ora si parla di Genova e Trieste e si gioca molto del futuro economico-industriale del nostro Paese.