26 giugno 2017

I Megashift che cambieranno il Business nei prossimi 10 anni

Gerd Leonhard, CEO di The Future Agency ha affrontato il tema dell’impatto delle innovazioni tecnologiche sul futuro del business e delle organizzazioni.

Non si è parlato di futuro vago, da “Science Fiction”, ma dei prossimi 5/10 anni massimo. In molti casi gli esempi riguardavano innovazioni già in atto, ad uno stadio successivo di evoluzione.

I prossimi 20 anni vedranno più cambiamenti degli ultimi 300: le nuove tecnologie porteranno progressi incredibili in molti settori e nella nostra quotidianità.

Business anche sani e prosperi al presente, devono saper intercettare questi cambiamenti, mettendosi “in ascolto del futuro”, coglierne non solo le problematiche ma anche le opportunità. Questo passaggio è fondamentale: occorre essere pronti anche a modificare il proprio business model, rendendolo competitivo rispetto a simili direzioni verso cui punta il futuro.

Un esempio molto famoso è Spotify: anziché vendere un prodotto del settore musicale (come i compact disc), vende una sottoscrizione. Lo stesso vale per il settore automobilistico: si passerà dal vendere macchine al vendere la mobilità. Il vantaggio di questo cambio sta nel valore: nel caso di un prodotto, questo tende a svalutarsi nel tempo, mentre una sottoscrizione mantiene un valore inalterato.

Un altro caso di successo è Adobe: si è passati dal vendere pacchetti di software a 1400 dollari, ad offrire soluzioni in Cloud a 12 dollari. Nonostante l’abissale differenza di prezzo, la revenue è aumentata esponenzialmente rispetto al precedente business model tradizionale.

I due pilastri del futuro sono:

  • Tecnologia

  • Umanità

I business di successo attualmente (basti pensare ai colossi Google, Amazon, Facebook ecc.) hanno una forte componente tecnologica, ma un’-altrettanto forte- componente umana, in particolare una “purpose”, la cui “moneta” corrente è la fiducia.

Non basta studiare la fase della Disruption in corso, occorre ragionare nella prospettiva dell’era prossima, quella della Construction, ponendosi la domanda: “e se...?”.

Molti settori, come i media tradizionali, hanno perso 386 miliardi di dollari tra il 2012 e il 2018 a causa di piattaforme come WhatsApp. L’unica fetta di mercato rimasta nelle loro mani è stata la rete da cui accedere al nuovo tool, ma è ovvio che questa novità abbia eroso inesorabilmente il margine di grandi aziende di telecomunicazione.

Ogni settore dovrà fronteggiare competitor sempre più inaspettati (ad esempio le banche affronteranno Alibaba o Facebook) e probabilmente i competitor tradizionali saranno, anzi, forzati ad alleanze interne al proprio settore per sopravvivere.

Le Driveless car fino a 5 anni fa erano guardate come fantascienza, molte aziende automobilistiche hanno preso troppo alla leggera quest’innovazione: il futuro, invece, è già qui, semplicemente è distribuito in maniera poco uniforme e molti non se ne accorgono fintanto che è fisicamente “lontano” e non piomba addosso.

Vediamo però anche esempi lungimiranti: uno è quello del CEO Tesla che, pur avendo investito 2,8 miliardi di dollari in brevetti, li ha resi Open Source, in nome della ricerca comune su questo tema, invitando anche i competitor a contribuire al loro sviluppo.

Oggi siamo in un “Punto Pivot”: la realtà da lineare sta per passare ad esponenziale e non sarà più solo il prolungamento del presente. Insieme alle opportunità andranno ponderati i problemi legati soprattutto al lato “oscuro” creato dalla tecnologia, come la cybersecurity, la riduzione dei lavori manuali e routinari e il rischio alienazione sociale e datificazione (riduzionismo: la realtà viene ricondotta unicamente al dato).

Alcune aziende possono essere restie ad assumersi il rischio del cambiamento oppure poco portate per natura o struttura: che fare?

L’ideale è sperimentare tramite startup e realtà esterne ed assorbirne i risultati, come avviene spesso nel settore bancario.

Dobbiamo renderci conto che la nuova normalità è composta dagli elementi dell’acronimo VUCA:

Volatility – Uncertainty – Complexity – Ambiguity.

Possiamo “aggirare” questo standard ostico, controbattendo con lo stesso acronimo ma composto dalle contromosse:

Velocity – Unorthodoxity – Co-Creation – Awesomeness

I principali Megashift per scoprire e rispondere al futuro

Leonhard ha ripercorso nel dettaglio i principali megashift elencati nel terzo capitolo del suo libro: “Technology VS Humanity – the coming clash between man and machine”. Sono stati individuati i seguenti 12:

  1. Digitization – Digitalizzando, il prezzo scende almeno del 20% come nell’esempio di Netflix. Si possono abbattere i costi anche in ambito trasferimento di denaro a livello internazionale, come nel caso di TransferWise

  2. Mobilization – Altrettanto ovvio e consequenziale alla digitization è la preponderanza del canale mobile. Un esempio in campo medico: si può tenere traccia della saluta e mandare via smartphone i sintomi al dottore. Il 90% delle visite mediche fisiche non sono realmente indispensabili.

  3. Screenification – Si userà la voce per controllare il computer (in generale, interfaccia user sempre più naturali). Già oggi il controllo vocale è accurato al 96,8%

  4. Disintermediation – Gli “intermediari” tra i dati e l’utente non serviranno più. I motori di ricerca, impatto su e-commerce

  5. Personalization – l’utente è il vero protagonista: può personalizzare qualsiasi prodotto. Esempi in questo senso sono le scarpe Nike o Spotify che offre Playlist su misura. Non bisogna vendere solamente un prodotto ma un valore aggiunto, degli strumenti legati al prodotto.

  6. Datafication – le infinite possibilità generate dall’uso dei dati: ad esempio si possono inserire dati e creare delle azioni (come in ambito Risorse Umane – LinkedIn, oppure le app per risparmiare energia in casa inserendo tutti i dati personalizzati)

  7. Cognification – le macchine arrivano alla soluzione sulla base di dati: basti pensare a Google Maps che ha un riconoscimento intelligente dei luoghi. Leonhard ha portato anche i casi di NorthFace in partnership con IBM dove il computer suggerisce quale giacca acquistare in base al clima, al luogo ecc. e quello di Schwab Intelligent Advisory and Financial Planner, uno strumento di consulenza finanziaria digitale.

  8. Virtualization – In 20 anni circa il 50% dei lavori saranno automatizzati, soprattutto in alcuni settori (esempio Starbucks  e Google Home hanno creato un virtual assistant e un tool di gestione domestica). Abbiamo visto anche le Microsoft Hololens, uno strumento applicato in campo biomedico ma anche bancario (è notizia di pochi giorni fa la partnership in Italia di Widiba con Microsoft e l’adozione delle Hololens).

  9. Automation – la parte che fa più paura: nel giro di 20 anni circa il 50% dei lavori ripetitivi e manuali saranno automatizzati. Allo stesso tempo le innovazioni tecnologiche renderanno disponibili sul mercato nuove tipologie di lavoro che ancora non immaginiamo.

  10. Anticipation – l’analisi predittiva è uno strumento molto potente ma dobbiamo essere molto accurati e c’è il “problema Tripadvisor”: a volte si è gelosi dei posti migliori e non vengono recensiti e quindi non inclusi nei dati. C’è un fortissimo rischio se si riduce la realtà al dato perché molti aspetti sfuggono agli algoritmi.

  11. Platformization – Grandi piattaforme andranno a raccogliere la maggior parte delle revenue di molti altri settori e aziende. (esempio di Amazon che ha cannibalizzato Walmart).

  12. Robotization – fagociterà posti di lavoro ma ne creerà altri creando la 4° rivoluzione industriale, di cui vediamo già i prodromi. 

Un’idea per cominciare ad affrontare le sfide che pone il futuro potrebbe essere ragionare su quale di questi cambiamenti avrà il maggior impatto sul nostro business, sul nostro Paese e sul nostro settore.