18 settembre 2017

Dopo l’Europa: ciascuno per sé, nessuno per tutti

Il quadro generale europeo dipinto da Lucio Caracciolo, Direttore della rivista geopolitica Limes, è dominato da una recrudescenza di nazionalismi ed egoismi dei singoli Stati, come il titolo del webinar riassume.

 

Quali le principali cause?

In prima, e principale istanza: il Paese attualmente più potente d’Europa, la Germania, non è in grado di integrarla, per motivi strutturali.

 

La politica commerciale tedesca: valgono solo le regole per gli altri

La Germania è sempre meno potenza europea e sempre più mondiale, con il suo consueto approccio neo mercantilista: è emblematico che la Cina abbia soppiantato la Francia come partner principale negli scambi commerciali. La Germania, inoltre, violando le regole europee, mantiene un 8% di avanzo commerciale, quando le regole prevedono come limite il 6%.

Le implicazioni? Questo surplus rende la Germania candidata ad assorbire liquidità ed esportare deflazione, in assenza di una correzione di questo approccio che affonda nella cultura della scuola tedesca.

 

Investimenti bassi e consumi interni deboli

La crescita tedesca nel corso dei decenni è rimasta, comunque, sotto il 2% (1,6% nell’ultimo decennio), nonostante il beneficio dato dal quantitative easing (azzeramento dei tassi) che si traduce in un risparmio di 240 miliardi nell’ultimo decennio e di 47 nel 2016.

A questo va aggiunta l’estrema riluttanza teutonica ad investire nelle infrastrutture, come l’emblematico caso dell’aeroporto di Berlino ancora in sospeso, e un simile risultato non è sicuramente il massimo per un Paese che punta sulla qualità e la precisione.

A questa riluttanza, le uniche due eccezioni sono due investimenti ben specifici:

  • La spesa militare

La massa economica e commerciale raggiunta dalla Germania implica una postura molto più assertiva a livello geopolitico. Negli ultimi tempi sono cresciuti in modo significativo gli investimenti nella spesa militare e si è arrivati a dibattere pubblicamente sulla possibilità dell’atomica, uno dei tabù più grandi nelle culture occidentali.

  • Integrazione dei migranti

La Germania, a differenza dell’Italia sta investendo sul fronte culturale e linguistico e in ambito lavorativo per favorire un’integrazione dei migranti, che hanno mediamente profili più qualificati e facilmente ricollocabili rispetto ai nostri.

 

Le elezioni tedesche: cosa si muove?

 

La Merkel otterrà quasi sicuramente il suo quarto mandato, un traguardo di leadership storico ma ormai cedevole, con la lotta per la sua successione interna al partito ormai aperta. L’incognita, però, riguarda la formazione del Governo. Tra i sette partiti probabili, anche due “fuori sistema”: gli ex Comunisti e Alternativa per la Germania, partito di estrema destra che raccoglierà verosimilmente oltre il 10% dei consensi elettorali tedeschi infrangendo un altro tabù, quello dell’estrema destra in Parlamento dai tempi del dopoguerra.

Una grande coalizione con i social democratici potrebbe comportare cambiamenti nella politica commerciale tedesca, a differenza di uno spartito tra democrazia cristiana e liberali.

E’ interessante notare l’ipotesi ventilata dal Ministro delle finanze tedesco di un fondo salva Stati da poter utilizzare non più solo come strumento straordinario anti-crisi ma quasi come il fondo monetario europeo, per sostenere le economie dei singoli Stati.

Un sistema, questo, inter governativo, in cui i Paesi hanno un peso pro quota e l’Italia incide in modo importante (18 contro un 20 della Francia per esempio).

 

Il resto d’Europa: i frammenti dell’Unione

Tra pochi giorni la Catalogna andrà al voto in un referendum per la secessione. Madrid considera illegale queste votazioni e sta tentando di neutralizzarle in tutti i modi. Una partita aperta, questa della crisi geopolitica interna spagnola, che potrebbe avere conseguenze più vaste di quanto si possa immaginare. La Spagna per Berlino è il Paese “modello” tra i latini (cresce al 2.5%, più della Germania stessa). Una spaccatura in seno a questa Nazione, potrebbe ulteriormente aggravare il già netto divario tra i Paesi mediterranei e quelli del Nord. Non meglio va in Scozia e nelle Fiandre ma nemmeno in Italia dove, se paiono accantonati i toni secessionistici, si voterà comunque in Lombardia e Veneto in favore di più ampi margini di autonomia.

 

La Francia sta davvero guidando la “riscossa” dell’UE?

Macron sta andando verso una maggiore integrazione, come erano gli auspici dell’establishment? A giudicare dal bilancio dei suoi primi 100 giorni e dalla sostanziale disillusione di molti, il neo Presidente non sembra aver imboccato (ancora?) questa strada con la decisione che speravano i suoi sostenitori. La stessa Germania appare più tiepida del previsto e non sembra offrirgli una sponda. Le elezioni tedesche saranno forse il tassello decisivo per scoprire se un asse franco- germanico è davvero possibile o meno.

 

Al cuore della crisi europea: il problema migranti

Ulteriore segnale che la Germania stia ragionando in termini unilaterali è la vexata quaestio dei migranti.

l’Italia ha dovuto rimediare con accordi informali, alla maggior pressione sulla rotta centrale dall’Africa alla Sicilia, causata dalle aperture e successive chiusure della Merkel nel caso del flusso di migranti siriani.

L’Italia conta ad oggi 5 milioni di immigrati: di per sé sarebbe un numero gestibile ma il nostro Paese non prende nessuna misura per l’integrazione, fermandosi all’accoglienza. Tutti i Governi hanno ritenuto che averne una implicherebbe perdere le elezioni e viene tutto lasciato alle ONG, alla Chiesa ecc.

Se questo poteva bastare fintanto che l’Italia rappresentava un Paese di transito verso il nord Europa, dopo la sospensione di fatto a tempo indeterminato, di Schengen da parte di Francia Germania e Austria, le prospettive rendono ora l’Italia un Paese sempre più di destinazione.

Senza una politica di integrazione si finisce per favorire aree informali di “insediamenti” nelle città italiane che vanno a formare dei ghetti chiusi, minaccia manifesta alla pace e all’ordine sociale.

In Italia ancora non abbiamo assistito a grandi attentati: questo sostanzialmente per due ragioni:

  1. perché ci troviamo in una fase di flussi migratori recenti, non ci sono seconde-terze generazioni come in Francia, Germania o Belgio ma se non ci attrezzeremo, in pochi anni le cose cambieranno drasticamente.

  2. Un motivo “tacito” e scomodo è anche quello delle Mafie che hanno interesse a mantenere la quiete sul territorio per favorire i propri traffici, che anzi spesso coincidono con il business dei migranti, tra i più remunerativi sul “mercato”.

 

Infine, uno sguardo ad Est...

La Corea si sta profilando come una potenza atomica in grado di colpire fino agli USA.

La Merkel è scesa nel campo diplomatico a gamba tesa, dichiarando che la Germania in nessun caso interverrà in una potenziale guerra di Corea: un vero e proprio schiaffo all’alleato NATO rappresentato dagli USA.

Una guerra in Corea significherebbe, oltre che una tragedia umanitaria di milioni di morti, quasi sicuramente una crisi con la Cina che, come abbiamo sottolineato, è ormai il principale partner negli scambi commerciali tedeschi.

Il prossimo appuntamento con la geopolitica e Lucio Caracciolo è fissato al 30 novembre. Per scoprire la tematica specifica trattata dal Direttore, seguite gli aggiornamenti pubblicati sui siti di Ambrosetti Live e Aggiornamento Permanente e le nostre newsletter.